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Intelligenza artificiale nei Comuni: quali dati restano dentro

· Aggiornato il · Scritto e aggiornato da Joaquín Trapero, Nonimo

Sull’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione un Comune parte da un punto fermo: il personale può usarla, e in molti uffici la usa già. Quello che non può fare è portare fuori dall’ente i dati dei cittadini che gli passano per le mani, e la differenza fra le due cose non dipende dallo strumento, ma da che cosa si incolla nella finestra.

In breve: anagrafe, servizi sociali, sanzioni, edilizia e polizia locale sono i cinque fascicoli più delicati quando i dati escono dall’ente. Non perché una norma li nomini uno per uno, ma perché sono quelli in cui il dato è identificativo, spesso rientra nelle categorie particolari dell’articolo 9 del GDPR, e il cittadino non ha scelto di darlo: gliel’ha chiesto la legge.

Questa guida mette in fila che cosa dice l’articolo 14 della legge italiana sull’IA, che cosa chiede l’AI Act alle amministrazioni e da quando, in che stato sono davvero le linee guida ufficiali, e che cosa è già costato a un Comune italiano. Se quello che cerchi è il quadro generale del regolamento europeo, sta nella guida su AI Act e deployer.

A che punto sono i Comuni italiani con l’intelligenza artificiale

I Comuni italiani sono 7.894, secondo l’aggiornamento dell’Istat al 21 febbraio 2026. È un numero che spiega quasi tutto il resto: non esiste il Comune medio, e una regola scritta per Roma Capitale non funziona in un ente con nove dipendenti.

Il quadro più recente e più solido su questo tema lo ha pubblicato IFEL, la fondazione dell’ANCI, l’11 giugno 2026. Si chiama Intelligenza artificiale nei Comuni italiani. Competenze, governance, territori, raccoglie i risultati del progetto AI-PACT e restituisce un’indagine nazionale condotta su 664 dirigenti e funzionari comunali, con oltre 300 Comuni coinvolti.

7.894i Comuni italiani al 21 febbraio 2026
664dirigenti e funzionari nell'indagine IFEL
343.200i dipendenti comunali nel 2024
Istat, codici delle unità amministrative, e IFEL, rapporti 2026

Il volume approfondisce quattro esperienze territoriali, in Toscana, a Roma Capitale, a Bergamo e nella Città metropolitana di Genova, e la conclusione che se ne ricava è più prudente di quella che si legge in giro: c’è interesse, mancano competenze, governance e qualità dei dati.

Il contesto che rende il tema urgente, e non è la tecnologia

Nel 2024 il personale comunale ammontava a 343.200 unità, in calo del 28,4 per cento rispetto al 2007. Nei prossimi sette anni, secondo lo stesso rapporto IFEL, dovrebbero uscire circa 145.000 persone fra pensionamenti e dimissioni, il 46 per cento di chi oggi è in servizio a tempo indeterminato.

È qui che nasce la spinta verso l’intelligenza artificiale negli uffici comunali, e non nella moda. Quando un ufficio tributi perde due persone su sei e nessuno le sostituisce, qualcuno comincia a incollare testi dentro un assistente per andare più veloce, senza chiedere niente a nessuno.

Questa guida parte da qui: quella scelta, fatta in buona fede da una persona sotto pressione, è esattamente il momento in cui il dato del cittadino esce dall’ente. La regola scritta serve prima dello strumento, ed è il motivo per cui esiste un modello di policy sull’intelligenza artificiale per i dipendenti.

Per che cosa la usa davvero chi lavora in Comune

Gli usi che si incontrano sugli sportelli italiani sono quattro, e nessuno dei quattro è futuristico. Conviene elencarli perché la discussione seria comincia da lì, non dalle smart city.

  1. Scrivere e riscrivere. Bozze di risposte a istanze, riformulazioni di comunicazioni ai cittadini, traduzioni. È l’uso più diffuso e il più rischioso, perché per riscrivere bene si tende a incollare il documento intero.
  2. Riassumere. Verbali di consiglio e di commissione, relazioni tecniche, pratiche edilizie lunghe. Stesso problema del punto precedente, con documenti mediamente più pesanti.
  3. Rispondere alle domande ricorrenti. Chatbot sul sito o sull’app, su orari, scadenze, moduli, TARI e mensa scolastica. Qui il dato personale entra solo se è il cittadino a scriverlo.
  4. Cercare dentro i propri atti. Ricerca semantica su delibere e determine già pubblicate, che è l’uso con il rapporto migliore fra utilità e rischio, perché lavora su documenti già pubblici.

I primi due sono quelli su cui concentrare la regola interna, perché sono quelli in cui il personale incolla. Gli altri due si governano con il contratto e con la configurazione, cioè con scelte che fa l’ente una volta sola.

Scrivere e riscriverealto
Riassumere atti e verbalialto
Chatbot sulle domande ricorrentimedio
Cercare dentro atti già pubblicatibasso
Quanto dato personale entra nel prompt, per tipo d'uso. Valutazione di questa guida, non una misura ufficiale

La barra qui sopra non riporta un dato di fonte, ma il modo in cui conviene ordinare le priorità quando si scrive la regola interna. Il criterio è uno solo, quanto dato personale finisce dentro il prompt, e porta a concentrare l’attenzione sui primi due usi. Le differenze fra le piattaforme, invece, stanno nelle schede su ChatGPT e sulle altre tre.

Quello che non entra in questa lista, e va detto

Videosorveglianza intelligente, lettura automatica delle targhe, analisi di immagini per la sicurezza urbana. Sono usi reali, alcuni Comuni italiani li hanno sperimentati, e non sono trattati qui perché appartengono a un’altra categoria giuridica: toccano la sorveglianza di zone accessibili al pubblico e, spesso, dati relativi a reati.

Per quella famiglia la strada è un’altra, passa dalla valutazione d’impatto e, in più casi, da un confronto preventivo con il Garante. Più avanti c’è il caso italiano che lo dimostra, e costa 50.000 euro.

I dati che passano da un Comune, e perché non sono come gli altri

Un Comune ha residenti, non clienti. La differenza giuridica è che il cittadino non ha scelto di consegnare quei dati e in moltissimi casi non poteva rifiutarsi, perché il trattamento nasce da un obbligo di legge o da un compito di interesse pubblico.

La conseguenza pratica è che manca quasi sempre la base giuridica più comoda, il consenso, e che l’ente non può recuperarla chiedendola dopo. Quando il trattamento poggia sull’articolo 6, paragrafo 1, lettere c) ed e) del GDPR, la domanda da porsi non è se il cittadino sia d’accordo, ma se la legge ti autorizzi a fare proprio quello.

fascicoloche cosa contieneperché pesa
anagrafe e stato civileresidenza, composizione familiare, cittadinanzaidentifica in modo diretto e completo
servizi socialicondizioni di salute, disagio, minori, ISEEarticolo 9 del GDPR, categorie particolari
polizia locale e sanzioniverbali, violazioni, dati relativi a reatiarticolo 10 del GDPR e decreto legislativo 51/2018
edilizia e tributiplanimetrie, redditi, situazione patrimonialeidentificano l’immobile e, con esso, la persona

Fonte: regolamento (UE) 2016/679, articoli 6, 9 e 10; decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51.

C’è poi una particolarità italiana che gioca contro: gli identificativi. Il codice fiscale sta su ogni modulo comunale, e da solo consente di ricostruire data di nascita, sesso e comune di nascita. La partita IVA lega una persona a un’attività. Togliere il nome e lasciare quei due campi non anonimizza niente. Lo stesso vale per foglio e mappale di una pratica edilizia: dal catasto si risale all’intestatario con una visura.

Il fascicolo che sembra innocuo e non lo è

Le sanzioni del codice della strada sono l’esempio che conviene tenere a mente quando si scrive la regola interna, perché il personale le considera pratiche di routine e non dati sensibili.

Un verbale contiene nome, residenza, targa, luogo, data e ora. Messi insieme, raccontano dove si trovava una persona in un momento preciso, e una serie di verbali racconta abitudini. È un dato di localizzazione associato a un nome, e in più rivela una violazione.

La stessa cautela vale per i procedimenti dei servizi sociali, dove il testo che si vorrebbe riassumere contiene per definizione il motivo per cui quella famiglia è seguita. Lì il riassunto automatico è l’uso in cui il danno potenziale è più alto e la fretta è maggiore. Quando quel motivo è una malattia o una disabilità, il testo contiene un dato sulla salute anche senza diagnosi, e per trattarlo non basta la base giuridica dei dati comuni.

I dati dei terzi, quelli che nessuno guarda

C’è una categoria che non compare nella tabella e che rende tutto più delicato: i dati di persone che non hanno nessun rapporto con il Comune. Compaiono di continuo, e nessuno li conta.

Il vicino nominato in un esposto sul rumore, il familiare indicato in una domanda di contributo, il testimone in un verbale, l’amministratore di condominio citato in una pratica edilizia. Sono interessati a tutti gli effetti, non hanno chiesto niente a nessuno, e non sapranno mai che il testo che li nomina è finito dentro un assistente.

È lo stesso meccanismo che rende difficile la posizione di uno studio professionale quando tratta i dipendenti dei propri clienti, raccontato per esteso nella guida su ChatGPT e il segreto professionale. In un Comune la platea è però molto più larga, perché comprende chiunque venga nominato in un atto.

La legge italiana: l’articolo 14 e chi resta responsabile del provvedimento

Questa è la norma che manca in tutti gli altri Paesi dell’Unione. La legge 23 settembre 2025, n. 132 è in vigore dal 10 ottobre 2025 e dedica l’articolo 14 all’uso dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione.

Il comma 1 fissa lo scopo, che è dichiaratamente pro innovazione: incrementare l’efficienza, ridurre i tempi di definizione dei procedimenti, aumentare qualità e quantità dei servizi. Ma lo lega a due condizioni, che vanno lette due volte.

Le pubbliche amministrazioni utilizzano l’intelligenza artificiale […] assicurando agli interessati la conoscibilità del suo funzionamento e la tracciabilità del suo utilizzo.

Conoscibilità e tracciabilità sono due obblighi operativi, più che principi generici. Il primo significa che un cittadino deve poter sapere come funziona il sistema che ha inciso sul suo procedimento. Il secondo significa che l’ente deve poter dire, dopo, in quali atti l’IA è stata usata e come. Senza un registro, la tracciabilità non esiste.

Il comma 2 è quello che chiude la porta all’automazione della decisione

Il comma 2 dice che l’utilizzo avviene in funzione strumentale e di supporto all’attività provvedimentale, nel rispetto dell’autonomia e del potere decisionale della persona, che resta l’unica responsabile dei provvedimenti e dei procedimenti in cui sia stata utilizzata l’intelligenza artificiale.

È scritto in modo da non lasciare margini. Nessun atto comunale può essere il risultato di un sistema, e il funzionario che firma non può indicare l’algoritmo come corresponsabile di un errore. Chi firma risponde, come prima.

Il comma 3 aggiunge misure tecniche, organizzative e formative per garantire un utilizzo responsabile e sviluppare le capacità trasversali degli utilizzatori. Il comma 4 chiarisce che tutto questo si fa con le risorse disponibili a legislazione vigente, cioè senza un euro in più: un dettaglio che spiega perché, nella pratica, la formazione dipende dalla sensibilità del singolo ente.

10 ottobre 2025
data di entrata in vigore della legge 132/2025, che con l'articolo 14 è la prima norma nazionale europea sull'IA nella pubblica amministrazione. Normattiva

Le altre due norme italiane che toccano un Comune

L’articolo 11, comma 2 riguarda il Comune come datore di lavoro: l’uso dell’IA in ambito lavorativo deve essere sicuro, affidabile e trasparente, e il datore è tenuto a informare il lavoratore nei casi e con le modalità dell’articolo 1 bis del decreto legislativo 152/1997. Vale per il personale comunale come per qualunque altro.

L’articolo 15 riguarda l’attività giudiziaria e non i Comuni, ma conviene conoscerlo perché segna la linea che il legislatore italiano ha scelto ovunque: ogni decisione sull’interpretazione della legge e sulla valutazione dei fatti resta al magistrato. È la stessa logica dell’articolo 14.

Sul versante professionale, chi lavora con l’ente dall’esterno ha un obbligo speculare, nell’articolo 13, di comunicare al destinatario della prestazione le informazioni sui sistemi utilizzati. Quel pezzo è raccontato nella guida su ChatGPT e il segreto professionale.

normache cosa diceche cosa cambia per l’ufficio
art. 14, comma 1uso per efficienza, tempi e servizi, con conoscibilità e tracciabilitàserve un registro di dove e come si è usata l’IA
art. 14, comma 2funzione strumentale e di supporto, la persona resta l’unica responsabilechi firma risponde, come prima
art. 14, comma 3misure tecniche, organizzative e formativeformazione per chi usa gli strumenti
art. 14, comma 4con le risorse disponibili a legislazione vigentenessun fondo in più, la formazione dipende dall’ente
art. 11, comma 2uso sul lavoro sicuro, affidabile e trasparente, con informazione al lavoratoreil Comune informa il proprio personale
art. 13chi presta un servizio professionale comunica i sistemi utilizzatii professionisti esterni devono dirlo all’ente
art. 15interpretazione della legge e valutazione dei fatti restano al magistratonon tocca i Comuni, ma segue la stessa logica

Fonte: legge 23 settembre 2025, n. 132, Normattiva.

Che cosa chiede l’AI Act alle amministrazioni, e da quando

L’AI Act tratta le amministrazioni come tutti gli altri deployer, con un’eccezione che le riguarda in modo specifico: la valutazione d’impatto sui diritti fondamentali dell’articolo 27. Ed è qui che quasi tutte le pagine italiane danno una data sbagliata.

La valutazione d’impatto sui diritti fondamentali, e quando arriva

L’articolo 27, paragrafo 1 obbliga a farla i deployer che sono organismi di diritto pubblico o enti privati che forniscono servizi pubblici, e i deployer dei sistemi dell’allegato III, punto 5, lettere b) e c). Riguarda solo i sistemi ad alto rischio dell’articolo 6, paragrafo 2, con esclusione di quelli dell’allegato III, punto 2.

Va fatta prima del primo uso e contiene sei elementi elencati nella norma: la descrizione dei processi, il periodo e la frequenza d’uso, le categorie di persone interessate, i rischi specifici di danno, le misure di sorveglianza umana e le misure da adottare se i rischi si concretizzano, comprese governance interna e meccanismi di reclamo.

La data, però, non è il 2 agosto 2026. L’articolo 27 sta nel capo III, sezione 3, e l’articolo 113 è stato sostituito dal regolamento (UE) 2026/1744: per i sistemi dell’allegato III si applica dal 2 dicembre 2027, e per quelli dell’allegato I dal 2 agosto 2028.

2 dicembre 2027
da quando si applica la valutazione d'impatto sui diritti fondamentali, per l'alto rischio dell'allegato III. Reg. (UE) 2024/1689, art. 113, consolidato al 27 luglio 2026

Due cose rendono meno faticosa quella scadenza, e le ha aggiunte l’omnibus digitale del luglio 2026. Il nuovo paragrafo 4 consente di rinviare alle sezioni pertinenti della valutazione d’impatto sulla protezione dei dati già fatta ai sensi dell’articolo 35 del GDPR, o di includerne parti. Il nuovo paragrafo 5 incarica l’ufficio per l’IA di elaborare un modello di questionario, anche attraverso uno strumento automatizzato.

Gli usi ad alto rischio che riguardano i servizi pubblici essenziali

L’allegato III, punto 5, lettera a) comprende i sistemi destinati a essere usati dalle autorità pubbliche, o per loro conto, per valutare l’ammissibilità delle persone fisiche alle prestazioni e ai servizi di assistenza pubblica essenziali, compresa l’assistenza sanitaria, e per concedere, ridurre, revocare o recuperare tali prestazioni.

Letta con occhi comunali, quella riga descrive il bonus sociale, il contributo affitto, l’assegnazione di un posto al nido e la revoca di un beneficio. Tutt’altro che un’ipotesi remota, è la materia quotidiana di un ufficio servizi sociali, e dal 2 dicembre 2027 il sistema che istruisce quelle pratiche sarà ad alto rischio.

C’è poi la lettera d), che comprende i sistemi per valutare e classificare le chiamate di emergenza e per stabilire priorità nell’invio di polizia, vigili del fuoco e assistenza medica. Tocca le centrali operative, non lo sportello, ma è bene sapere che è lì.

Divieto emozioni sul lavoro, art. 5 f)feb 2025
Articolo 14 della legge 132/2025ott 2025
Trasparenza dell'articolo 50ago 2026
Valutazione d'impatto, art. 27dic 2027
Distanza dall'entrata in vigore del regolamento, il 1 agosto 2024. Regolamento (UE) 2024/1689, articolo 113, e legge 132/2025

Nel mezzo c’è un obbligo che molti Comuni hanno già addosso senza saperlo: quello di trasparenza dell’articolo 50, pienamente applicabile dal 2 agosto 2026. Se sul sito dell’ente c’è una chat automatica, chi la usa deve capire di stare parlando con un sistema di IA, a meno che non sia già evidente.

Messe in fila, le quattro date raccontano una cosa sola: quello che riguarda un Comune oggi è già arrivato, e quello che arriva fra un anno è l’unico pezzo che richiede un progetto. Il che non vuol dire che il primo si possa rimandare.

Un divieto che vale già oggi, e riguarda il Comune come datore di lavoro

L’articolo 5, paragrafo 1, lettera f) vieta i sistemi che inferiscono le emozioni di una persona nel luogo di lavoro e negli istituti di istruzione, salvo usi medici o di sicurezza. È in vigore dal 2 febbraio 2025 e ha il massimale più alto del regolamento, 35 milioni di euro o il 7 per cento del fatturato mondiale annuo.

Non è teoria: si vendono software che misurano il coinvolgimento o lo stato d’animo del personale in videoriunione, e capita che arrivi in offerta a un ente insieme ad altro. La risposta è no, e non per prudenza.

Se il Comune userà un giorno un sistema ad alto rischio sul posto di lavoro, l’articolo 26, paragrafo 7 aggiunge un passaggio: informare i rappresentanti dei lavoratori e i lavoratori interessati prima di metterlo in servizio. Il quadro completo degli obblighi del deployer sta nella guida su AI Act e deployer.

Le linee guida AgID per l’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione: a che punto sono

Questa sezione è breve e vale più di molte altre, perché la risposta che gira è sbagliata. Le linee guida AgID esistono, sono buone, e non sono ancora definitive.

La pagina tematica di AgID, consultata il 20 settembre 2026, scrive che le Linee Guida per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione sono state adottate con la Determinazione n. 17/2025, e le presenta come documento il cui iter di adozione è in corso. Lo stesso file pubblicato sulla pagina porta accanto la dicitura «iter in corso». La consultazione pubblica si era chiusa il 20 marzo 2025.

20 mar 2025chiusura della consultazione sulle linee guida per l'adozione
11 apr 2026chiusura della consultazione su sviluppo e procurement
0linee guida AgID sull'IA con iter concluso al 20 settembre 2026
AgID, area Intelligenza artificiale, consultata il 20 settembre 2026

Nel marzo 2026 AgID ha messo in consultazione altri due documenti, adottati con la Determinazione n. 43/2026: le Linee Guida per lo sviluppo di sistemi di IA nella PA e quelle per il procurement. La consultazione si è chiusa l’11 aprile 2026. Sono tutte emanate seguendo l’iter dell’articolo 71 del Codice dell’amministrazione digitale.

Lo strumento operativo che un Comune troverebbe per primo è del 2023

Se un funzionario cerca oggi una guida pratica, la prima cosa che trova è lo Strumento 5 del Piano triennale per l’informatica nella PA 2024-2026, dedicato all’intelligenza artificiale. È utile, ed è firmato da AgID insieme a CINI, INAIL, Istat e INPS.

Porta però l’indicazione «Versione 1.0 del 21/12/2023», e si vede: descrive l’AI Act come un testo emendato nel giugno 2023 e ne racconta requisiti di trasparenza che nel testo finale sono scritti diversamente. La colpa è della velocità con cui è cambiata la norma, non di chi l’ha scritto.

La conclusione pratica per un ente è che oggi non esiste un documento italiano vincolante e aggiornato a cui agganciare la propria regola interna. Bisogna costruirla sulla legge 132/2025, sul GDPR e sull’AI Act, e tenerla abbastanza breve da poterla aggiornare quando le linee guida avranno concluso il loro iter.

documentostato al 20 settembre 2026a che cosa serve
Linee Guida per l’adozioneiter di adozione in corsoprincipi e governance
Linee Guida per lo sviluppobozza, consultazione chiusaprogettare sistemi nuovi
Linee Guida per il procurementbozza, consultazione chiusaacquistare e monitorare
Strumento 5 del Piano triennaleversione 1.0 del 21 dicembre 2023orientamento, non aggiornato

Fonte: AgID, area Intelligenza artificiale e pagina dello Strumento 5, consultate il 20 settembre 2026.

E che cosa non ha pubblicato il Garante

Va detto perché la ricerca la fanno tutti e non trovano niente. Sulla pagina tematica del Garante dedicata all’intelligenza artificiale, consultata il 20 settembre 2026, ci sono il regolamento europeo, le indicazioni contro il web scraping, i documenti del G7 e un decalogo dedicato ai servizi sanitari nazionali.

Non c’è invece una guida generale, rivolta a enti o a datori di lavoro, su come il personale debba usare l’intelligenza artificiale generativa nel lavoro quotidiano. È un vuoto reale, non una svista di ricerca, e significa che ogni ente deve scriversi la propria regola. Il modello di policy per i dipendenti serve proprio a non partire da un foglio bianco.

Il Comune di Trento, 50.000 euro, e l’anonimizzazione che non bastava

Il caso italiano esiste, ha un nome e una data. Con provvedimento dell’11 gennaio 2024, reso noto il 25 gennaio, il Garante ha sanzionato il Comune di Trento per 50.000 euro e ha ordinato la cancellazione dei dati trattati in violazione di legge.

I progetti erano due, finanziati con fondi europei. Marvel prevedeva l’acquisizione di filmati dalle telecamere già installate sul territorio e dell’audio da microfoni collocati sulla pubblica via, analizzati con tecniche di IA per rilevare in modo automatizzato eventi di rischio. Protector prevedeva filmati senza audio e l’analisi di messaggi e commenti d’odio pubblicati sui social per proteggere i luoghi di culto.

Le contestazioni sono cinque e vale la pena leggerle come una lista di controllo, perché è esattamente la lista che un Comune si ritrova davanti quando avvia una sperimentazione.

  1. Nessuna base giuridica. Il Comune di Trento non annovera la ricerca scientifica fra le proprie finalità istituzionali, e non ha comprovato un quadro giuridico idoneo a giustificare quei trattamenti, che riguardavano anche dati relativi a reati e categorie particolari.
  2. Condivisione con terzi. I dati venivano condivisi anche con i partner di progetto.
  3. Anonimizzazione insufficiente. Il Garante ha ritenuto insufficienti le tecniche impiegate per ridurre i possibili rischi di reidentificazione degli interessati.
  4. Trasparenza carente. Le informative di primo e secondo livello non descrivevano compiutamente i trattamenti, compresa la possibilità che i microfoni sulla pubblica via registrassero conversazioni.
  5. Valutazione d’impatto non comprovata. Nonostante nuove tecnologie e sorveglianza sistematica di zone accessibili al pubblico, il Comune non ha comprovato di averla effettuata prima di iniziare.
50.000 euro
la sanzione al Comune di Trento sui progetti Marvel e Protector, con ordine di cancellare i dati trattati in violazione di legge. Garante, provvedimento dell'11 gennaio 2024

Il terzo punto è quello che qui interessa di più, ed è anche quello che viene citato meno. Il Comune sosteneva che i dati venissero immediatamente anonimizzati dopo la raccolta. Il Garante ha guardato l’efficacia di quelle tecniche e l’ha ritenuta insufficiente per ridurre i rischi di reidentificazione.

Dire «li anonimizziamo» non è, da solo, una difesa. L’anonimizzazione va valutata e documentata, e se il risultato resta riconducibile a una persona quello che hai in mano è ancora un dato personale, con il GDPR che continua ad applicarsi. Capita anche a un testo con i nomi sostituiti, quando dentro resta una circostanza che indica una persona sola.

Che cosa il provvedimento non dice, e conviene non dedurre

Non dice che i Comuni non possano usare l’intelligenza artificiale. Il Garante ha chiuso il comunicato dichiarandosi aperto al dialogo, con il Comune di Trento e con ogni altra amministrazione, per dare supporto a future iniziative conformi.

E non dice che la videosorveglianza intelligente sia vietata, ma solo che quei due progetti, con quella base giuridica e quelle informative, non stavano in piedi. La stessa pagina del Garante rinvia a due istruttorie aperte con la stessa logica, su Roma Capitale e sul Comune di Torino.

Quello che vale anche per l’ufficio, però, è la terza contestazione, e non riguarda le telecamere. Riguarda il fatto che una trasformazione dei dati va valutata per quello che ottiene, non per come la si chiama. La differenza fra anonimizzare e pseudonimizzare torna alla fine di questa guida, ed è la stessa che regge il confronto fra le piattaforme nella scheda su Claude e nelle altre tre.

Quali strumenti e quali account: dove cambia tutto

Prima di scrivere qualunque regola conviene sapere che la stessa app, a seconda dell’account, si comporta in due modi diversi. Un account personale gratuito e un account istituzionale con contratto non sono lo stesso prodotto, anche se l’interfaccia è identica.

Le differenze che contano per un ente sono quattro: se il fornitore usa i contenuti per addestrare i modelli, quanto li conserva, chi vi può accedere e dove stanno fisicamente. Le risposte cambiano da fornitore a fornitore e cambiano nel tempo, motivo per cui vanno verificate sulla documentazione, guardandone la data.

Le quattro schede aggiornate, con la citazione e la data di ogni documento, stanno nelle guide su ChatGPT, su Claude, su Gemini e su Microsoft Copilot. Questa pagina non le ripete.

Quello che va aggiunto, per un Comune, è che nessuna di quelle configurazioni risolve la domanda di partenza. Anche con il contratto migliore, il testo che il funzionario incolla esce dall’ente e arriva a un fornitore: diventa una comunicazione di dati personali a un responsabile del trattamento, e va retta da un accordo ai sensi dell’articolo 28 del GDPR.

La regola per il personale: che cosa ci deve stare

La regola interna di un Comune è più corta di quanto si pensi e più difficile da far rispettare di quanto si pensi. Corta perché le decisioni vere sono quattro. Difficile perché il personale comunale cambia, e perché chi lavora in un ufficio sotto organico non legge circolari lunghe.

  1. Che cosa non esce mai. L’elenco chiuso dei fascicoli che non si incollano da nessuna parte, scritto con i nomi che si usano in quell’ente e non con categorie giuridiche.
  2. Con quale account si lavora. Uno solo, indicato per nome, e il divieto esplicito di usare account personali per atti d’ufficio.
  3. A chi chiedere in caso di dubbio. Una persona, con nome e indirizzo, e la garanzia che chiedere non comporta conseguenze.
  4. Come si tiene la traccia. Dove si annota che in quel procedimento è stato usato un sistema di IA, perché l’articolo 14 chiede tracciabilità e senza un registro non c’è.

Il registro della tracciabilità è la parte che spaventa di più e costa di meno. Basta una riga per procedimento, nel fascicolo, con quattro campi, senza nessun applicativo.

  Procedimento: contributo retta nido, prot. interno
  Sistema usato: assistente generalista, account dell'ente
  Per che cosa:  bozza della risposta, dati non inseriti
  Chi ha deciso: il responsabile del procedimento

Il quarto punto è quello che distingue una regola comunale da una regola aziendale, ed è anche quello che viene dimenticato più spesso. Il modello di policy per i dipendenti copre i primi tre e va integrato con il quarto, che è specifico del settore pubblico.

Una cosa da non scrivere, invece: che l’ente «è conforme» all’AI Act o al GDPR. La conformità è del titolare del trattamento e si dimostra con gli atti, non si dichiara in una circolare che qualcuno un giorno potrebbe citare contro di te.

Che cosa chiedere a un fornitore in una gara pubblica

Il procurement è la leva più forte che un Comune ha, perché è l’unico momento in cui può imporre condizioni invece di subirle. AgID lo ha riconosciuto mettendo in consultazione, nel marzo 2026, linee guida dedicate all’acquisizione, alla gestione e al monitoraggio delle soluzioni basate su IA.

In attesa che quel documento chiuda il suo iter, le domande da mettere nei documenti di gara sono quelle che il GDPR e l’AI Act rendono già necessarie.

che cosa chiederedove sta l’aggancio
accordo sul trattamento con il fornitorearticolo 28 del GDPR
se i contenuti sono usati per addestrare, e come si escludecontratto e documentazione del fornitore
dove stanno i dati e quali trasferimenti extra UEcapo V del GDPR
se il sistema rientra nell’allegato III e chi è il fornitoreAI Act, articoli 6 e 25

Fonte: regolamento (UE) 2016/679, articoli 28 e 44 e seguenti; regolamento (UE) 2024/1689, articoli 6 e 25.

C’è una quinta domanda che non è giuridica ed è la più utile: che cosa succede quando il contratto finisce. Chi cancella cosa, entro quando, e con quale prova. È la domanda che nessuno fa in fase di gara e che tutti si fanno tre anni dopo.

Attenzione a chi fornisce e a chi diventa fornitore

C’è un caso in cui l’ente smette di essere solo un utilizzatore, ed è l’articolo 25 dell’AI Act. Se il Comune appone il proprio nome su un sistema ad alto rischio, lo modifica in modo sostanziale o ne cambia la finalità prevista al punto da renderlo ad alto rischio, viene considerato fornitore con tutti gli obblighi dell’articolo 16.

Non è un’ipotesi da manuale: succede nei progetti finanziati, dove l’ente sviluppa una soluzione insieme a un partner e poi la pubblica con il proprio logo. Conviene che la ripartizione dei ruoli sia scritta nel contratto prima, e non ricostruita dopo. La stessa questione, vista dal lato dell’impresa privata, sta nella guida su AI Act e deployer.

Quando il cittadino chiede: trasparenza, accesso e diritti

Prima o poi arriva l’istanza, ed è meglio sapere in anticipo che cosa si risponde. Le richieste che un Comune può ricevere su questo tema sono di tre tipi, e hanno fondamenti diversi.

La prima è l’accesso ai propri dati, articoli 15 e seguenti del GDPR: che cosa avete su di me, da dove viene, a chi l’avete comunicato. La seconda è l’accesso agli atti e l’accesso civico, che riguardano documenti e non dati personali e seguono le loro regole. La terza è nuova, e nasce dall’articolo 14 della legge 132/2025: come funziona il sistema che avete usato nel mio procedimento.

Su quest’ultima la risposta corretta non è un manuale tecnico. La conoscibilità del funzionamento significa spiegare, in modo comprensibile, che ruolo ha avuto lo strumento e chi ha deciso. E se l’ente non ha tenuto traccia, la risposta non si può costruire dopo.

È utile predisporre in anticipo un testo breve e riutilizzabile, da adattare al caso, invece di scriverne uno ogni volta sotto la pressione dei termini di legge. Bastano dieci righe, e vanno riviste quando cambia lo strumento.

art. 15GDPR: accesso ai propri dati
art. 14legge 132/2025: conoscibilità e tracciabilità
art. 27AI Act: meccanismi di reclamo, dal 2 dicembre 2027
Le tre basi su cui un cittadino può chiedere conto dell'uso dell'IA in un procedimento comunale

C’è infine un elemento che arriverà con l’articolo 27 e che conviene anticipare: fra i sei contenuti della valutazione d’impatto sui diritti fondamentali ci sono le disposizioni di governance interna e i meccanismi di reclamo. Chi li predispone adesso, in forma semplice, si troverà buona parte del lavoro fatto. Il resto degli obblighi che nascono da quel regolamento sta nella guida su AI Act e deployer.

Rispondere a un reclamo senza far uscire i dati: esempio passo passo

Il caso più comune è anche il più banale: un cittadino manda un reclamo lungo e confuso, il funzionario vuole una bozza di risposta ordinata, e il modo più veloce è incollare tutto dentro un assistente. Ecco come si fa la stessa cosa senza che il fascicolo esca.

Il passaggio decisivo è il primo, e non è tecnologico: si riscrive il caso invece di incollarlo. L’assistente non ha bisogno del nome del cittadino per aiutarti a strutturare una risposta, e non ha bisogno del numero di protocollo.

  Da incollare:
  «Reclamo relativo a un contributo per la retta
   dell'asilo nido, respinto per ISEE fuori soglia.
   Serve una bozza di risposta che spieghi il criterio
   e indichi i termini per il riesame.»

  Da NON incollare:
  il testo integrale del reclamo, il nome,
  il codice fiscale, il numero di protocollo,
  l'indirizzo e l'ISEE esatto.

Il secondo passaggio è riportare la bozza dentro il proprio applicativo e completarla lì con i dati reali, che a quel punto non hanno mai lasciato l’ente. Il terzo è annotare nel fascicolo che nella predisposizione della bozza è stato usato un sistema di IA, che è la tracciabilità dell’articolo 14.

Quando il testo va incollato per forza, perché è troppo lungo o troppo tecnico per essere riassunto a mano, il gesto che resta è coprire gli identificativi prima. Se ne parla nell’ultima sezione.

Perché la riformulazione funziona meglio di quanto sembri

L’obiezione che si sente è che riscrivere il caso costa tempo, e che tanto vale incollare. Nella pratica costa meno di quanto si teme, per un motivo semplice: riformulare obbliga a capire che cosa si sta chiedendo, e una domanda chiara produce una bozza migliore.

C’è anche un effetto collaterale utile sul piano dei termini di legge. Un funzionario che ha già riscritto il nucleo del reclamo in tre righe ha, di fatto, l’istruttoria impostata. Quella sintesi resta nel fascicolo e serve alla persona che subentrerà, che in un ufficio comunale è una prospettiva concreta.

Il limite va detto con la stessa chiarezza: funziona sui reclami, sulle istanze e sulle comunicazioni, cioè su documenti che si possono riassumere. Non funziona su un allegato tecnico di quaranta pagine o su una perizia, e per quelli serve un’altra risposta. Le differenze di conservazione e accesso fra le piattaforme, che a quel punto diventano decisive, stanno nella scheda su Microsoft Copilot e nelle altre tre.

Che cosa risolve uno strumento, e che cosa no

Nonimo è un’app per Mac e Windows che segnala a schermo gli identificativi italiani prima che il testo parta: codice fiscale, partita IVA, targa e tessera sanitaria li mostra, e l’IBAN, che la cifra di controllo conferma, lo sostituisce in silenzio.

Prima                                      Dopo
  Richiedente: Anna Petrucci                 Richiedente: [PERSONA_1]
  Codice fiscale: PTRNNA79M44H501T           Codice fiscale: [RIFERIMENTO_1]
  Residenza: Via Mazzini 14, 38122 Trento    Residenza: [INDIRIZZO_1]
  Protocollo: 2026/0004182                   Protocollo: [RIFERIMENTO_2]
  Telefono: 340 1234567                      Telefono: [TELEFONO_1]

Le etichette a destra sono quelle che il motore emette in italiano. La corrispondenza per tornare indietro resta cifrata sul computer di chi la usa, e proprio per questo si chiama pseudonimizzazione e non anonimizzazione ai sensi dell’articolo 4, punto 5 del GDPR: il dato resta personale, e il regolamento continua ad applicarsi.

In un Comune questa distinzione conta davvero: è la stessa su cui è caduto il Comune di Trento: chiamare anonimizzazione una trasformazione reversibile porta a trattare quei dati come se fossero fuori dal GDPR, e non lo sono.

E che cosa non fa, detto per intero

Nonimo non mette l’ente in regola con nulla, perché la conformità è del titolare del trattamento. I limiti del motore sono scritti nella pagina sulla sicurezza.

C’è anche un caso in cui non serve comprare niente. Un ufficio piccolo, con poche pratiche e una persona sola che le tocca, se la cava con la regola scritta e con l’abitudine di riformulare il caso invece di incollarlo.

Uno strumento comincia a servire quando a incollare sono in quindici, quando il turnover è alto e quando nessuno può controllare a occhio che cosa esce. Per l’ente intero è tutto nella pagina per le organizzazioni, e le altre guide sono nell’indice.

Fonti

Tutte verificate il 20 settembre 2026.


Questa pagina ha finalità informative e non è un parere legale. Per il caso concreto rivolgiti al responsabile della protezione dei dati del tuo ente.

Nonimo è il software che lo fa sul tuo computer: maschera i nomi dei clienti e i codici prima che il testo arrivi a ChatGPT . Senza account, e i dati dei tuoi clienti non escono dalla tua macchina.

Domande frequenti

Un dipendente comunale può usare ChatGPT per lavoro?

Dipende da che cosa ci mette dentro e da quale account usa. Nessuna norma lo vieta in sé, ma l'articolo 14 della legge 132/2025, che regola l'intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione, chiede tracciabilità dell'utilizzo e conoscibilità del funzionamento, e il dato del cittadino resta soggetto al GDPR.

L'intelligenza artificiale può firmare un provvedimento?

No. L'articolo 14, comma 2 della legge 132/2025 dice che l'uso avviene in funzione strumentale e di supporto all'attività provvedimentale, e che la persona resta l'unica responsabile dei provvedimenti e dei procedimenti in cui l'IA è stata utilizzata.

Da quando i Comuni devono fare la valutazione d'impatto sui diritti fondamentali?

Dal 2 dicembre 2027 per i sistemi ad alto rischio dell'allegato III. L'obbligo è nell'articolo 27 dell'AI Act, che sta nel capo III sezione 3, e la data viene dall'articolo 113 come sostituito dal regolamento (UE) 2026/1744.

Le linee guida AgID sull'IA nella pubblica amministrazione sono definitive?

No. La pagina di AgID consultata il 20 settembre 2026 indica le Linee Guida per l'adozione, adottate con la Determinazione n. 17/2025, come documento il cui iter di adozione è ancora in corso, e pubblica il file con la dicitura «iter in corso».

Quali dati di un Comune sono i più delicati?

Quelli dei servizi sociali e sanitari, che rientrano fra le categorie particolari dell'articolo 9 del GDPR, e quelli di polizia locale collegati a reati, che seguono l'articolo 10 e il decreto legislativo 51/2018. Non l'anagrafe di per sé.

Un Comune è stato sanzionato per l'uso dell'intelligenza artificiale?

Sì. Con provvedimento dell'11 gennaio 2024 il Garante ha sanzionato il Comune di Trento per 50.000 euro sui progetti Marvel e Protector, ordinando anche la cancellazione dei dati trattati in violazione di legge.

Basta anonimizzare i dati prima di darli a un sistema di IA?

Non basta di per sé. Nel caso di Trento il Garante ha ritenuto insufficienti le tecniche di anonimizzazione impiegate per ridurre i possibili rischi di reidentificazione degli interessati. L'efficacia va valutata e documentata, non dichiarata.

Che cosa deve chiedere un Comune a un fornitore di IA in una gara?

Come minimo l'accordo sul trattamento ai sensi dell'articolo 28 del GDPR, dove stanno i dati, se il fornitore li usa per addestrare, quanto li conserva e chi vi accede. AgID ha messo in consultazione linee guida dedicate al procurement nel marzo 2026.

Un Comune può usare software che riconosce le emozioni dei dipendenti?

No. L'articolo 5, paragrafo 1, lettera f) dell'AI Act vieta i sistemi che inferiscono le emozioni di una persona nel luogo di lavoro, salvo usi medici o di sicurezza, ed è in vigore dal 2 febbraio 2025 con la sanzione più alta del regolamento.

Chi vigila sull'IA nei Comuni: AgID, ACN o il Garante?

Dipende dal profilo. La legge 132/2025 designa AgID e ACN come Autorità nazionali per l'IA, ma il comma 4 dell'articolo 20 tiene fermi competenze, compiti e poteri del Garante, che sul dato personale decide oggi.